Gigione tiene famiglia: Jo Donatello e Menayt

La leggenda narra che, agli inizi della sua quarantennale carriera, Luigi Ciavarola decise di cantare in ital-napoletano le canzoni internazionali che andavano di moda all’epoca, riscrivendo i testi ai Beatles e più tardi anche a Madonna e per questo si presentava come Gigi ONE, così, per darsi un tono esterofilo.

La storia gli consegna un pubblico che l’apprezza perché capisce quello che canta ma non è così fortunato col suo nome d’arte: da Gigi One,  diventa Gigione tutto-una-parola, dal numero Uno diventa il grande Giggino.

La stessa storia invece consegna a noi canzoni che poco hanno a che spartire con Gli spari sopra, mitico pezzo di Vasco Rossi il cui testo non si può certo dire un adattamento di Celebrate degli An Emotional Fish; le canzoni di Gigione somigliano proprio a quelle che creano in free style i ragazzini quando  vogliono sparare minchiate infarcendo i testi di parolacce e allusioni sessuali.

gigione-menayt-jodonatelloNella foto Gigione mentre minaccia le persone che vogliono solo partecipare alla sagra di paese, armato della sua voce e di Word Art.

La sua hit di successo ne è un esempio lampante, il suo titolo è “ La Campagnola”:

Ma comm’è bella ‘sta campagnolache bell’ i cosce che tene ‘a campagnola

ha fatt’ammore cu’ chell’ i cosce ‘a fora

comm’è bella ‘a campagnola, va in campagna a lavora’…

Viene, facimm’ ammore, comme si bella, statt’ semp’ cu’mme

Viene, facimm’ ammore, comme si bella, statt’ cu’mme.

Ma quanto è bella questa campagnolaChe belle gambe che tiene la campagnola

Ha fatto l’amore con quelle gambe scoperte

Com’è bella la campagnola, va in campagna e lavora

Vieni, facciamo l’amore, come sei bella, stai sempre qui con me

Vieni, facciamo l’amore, come sei bella, rimani qui.

Le altre strofe sono identiche, cambia solo la parte del corpo che la campagnola scopre per fare l’amore. Quali parti del colpo il poeta avrà sottolineato ?

Sicuramente non i polpacci.

Ad ogni modo dopo anni di studio i critici mondiali per lo più concordano che il testo è un chiaro omaggio alla vita semplice bucolica e l’ispirazione è da ritrovarsi addirittura in Virgilio.

Il suo pubblico fraintendendolo si è invece soffermato a “cosce ‘a fora, zie ‘a fore, culo a ‘fora” tributandogli ogni onore e gloria in ogni sagra di paese poiché le sue canzoni ispirano le donne del luogo a concedersi.

Poi magari è il vino, ma da sbronzo non è che ci fai troppo caso.

Gigione gioca sui doppi sensi fino a raggiungere vette di trash che neanche il migliore Leone di Lernia riesce ad eguagliare, nelle sue canzoni mette qualsiasi cosa gli passi per la testa: la fica e i Santi.

Il 60% del repertorio di Gigione è composto da canzoni il cui più che un doppio senso c’è un solo senso (Te piace ‘o biscotto, Lecca Lecca, La trapanarella, A Carcioffola, Voglia ‘e fa bum bum e potrei continuare fino alla prossima fine del Calendario Maya), il 5% da cover di canzone della tradizione Napoletana, il 7% da amore e cibo e amore per il cibo, il 28% da canzoni pseudo religiose.

Gigione è profondo conoscitore del suo pubblico e impara la lezione di Nino D’Angelo che intepreta Gesù Cri(sto), una cover “Let it be” dei Beatles, quindi dedica ai santi più di un pensiero e non solo quando si arrabbia:  Madonnina dai riccioli d’oro, Caro Papa, Madonna di Pompei, Padre Pio e Papa Francesco sono alcuni degli album che incide sul tema.

Gigione comunque è un bravo padre di famiglia e piazza 2 dei suoi figli: Jo Donatello e Manayt.

Jo Donatello, evidente frutto di un errore d’ortografia dell’Ufficio Anagrafe, non nasce esteticamente fortunato ma con un padre così si risolve tutto.

I soldi piovono facendo i duetti col padre, le donne partecipando, sempre col padre, al famoso film (suo malgrado, povero film) “Grazie Padre Pio”.

Nella scena oramai nella storia della filmografia italiana anche grazie a Yotobi una biondazza declama le virtù del Gigione Junior:

“Sai correre, sai cantare, sai fare bene l’amore: sei l’uomo perfetto!”

Dopo una tale affermazione, urge quadro sinottico:

lasommadijodonatello

Jenson Button campione di F1 (sa correre), Elvis Prsley (sa cantare), Rocco Siffredi (dicono sappia fare bene l’amore) uniti danno Jo Donatello. Pare.

Ma qualcosa di buono ha fatto anche Gigione mettendo al mondo una figlia abbastanza gnocca che quando non si trucca troppo pesantemente non sembra affatto un travestito. Non si conosce il suo nome all’anagrafe ma solo il nome d’arte, per il quale Gigione utilizza tutto il suo estro con quella che è la sua più grande genialata: chiamare la figlia (quasi) come un ballo.

Dal Meneito prende forma il nome d’arte della figlia, Menayt, che spesso si esibisce sulle tv private, molto richiesta anche perché di gran lunga la più intonata in famiglia.

menaytconfrizzielazzi

Gigione è l’esempio di quanto la tenacia e la faccia tosta riescano li’ dove il talento per l’arte manca.

Speriamo solo che gli emuli non si moltiplichino.

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